Alla ricerca di un modello dinamico…

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Devo lavorare con gli alunni di terza su angoli al centro e alla circonferenza, poligoni inscritti e circoscritti, arco e settore circolare. Questi argomenti si trovano, nel testo di Emma Castelnuovo, nel volume Figure Piane B, Capitolo 5 (“il cerchio”).
Nella parte di teoria c’è una dimostrazione del rapporto che lega ciascun angolo al centro ai rispettivi angoli alla circonferenza, inoltre vorrei che gli alunni scoprissero il collegamento tra questa parte e la proprietà dei quadrilateri inscritti di avere gli angoli opposti supplementari.

Ho visto dei bei modelli di alcune colleghe, anche a Cenci, durante la mia amata Officina Didattica di Emma Castelnuovo. Però cerco qualcosa di ancora più dinamico, che mi permetta di muovere davvero “tutto”, di arrivare ai casi intermedi e ai casi limite; un modello, insomma, di quelli come le sbarrette articolabili, il geopiano, il triangolo con i lati estensibili… Qualcosa che quando gli alunni ce l’hanno tra le mani fanno mille osservazioni e scoprono da soli tutto quello che c’è da dire, abbastanza semplice da costruire da far venire loro voglia di rifarlo a casa!

Dopo alcuni tentativi che ho dovuto scartare, arrivo a quello definitivo, ma ancora migliorabile (ad esempio attaccando un foglio di carta a quadrettoni sul cerchio, per lavorare su alcune misure “facili” di angoli che si formano, per poi passare al goniometro): un cerchio di cartone (riciclato dal fondo di non so più quale imballaggio), del filo elastico, dello spago, tre o quattro graffette, una puntina.

Mentre costruisco mi vengono in mente interrogativi da portare agli alunni: i lati che formano i due angoli come sono? Cambiano misura? Quali? In che modo? E se lavoro su angoli al centro particolari…? Quesiti che scaturiscono dal MANIPOLARE MATERIALI modificando la figura (elastico, spago… Quando l’uno? Quando l’altro?). Se creassi un modello dinamico alla LIM, con Geogebra o programmi simili, non potrei arrivare agli stessi “stimoli”, agli stessi risultati (magari potrebbe andare come lavoro in più, dopo aver “toccato con mano” le proprietà che devono conoscere, ma non potrebbe sostituire la pratica).

Quando ho finito vado a “studiarmi” gli esercizi. Sì, studiarmeli, perché sono la prosecuzione della teoria, fanno scoprire tutto ai ragazzi, io dovrò fare da “facilitatore” ed aiutarli a riorganizzare e fissare le loro osservazioni. Se non è didattica capovolta questa…!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 commenti

  1. Grazie!!!! Era proprio lo spunto che trovavo! Buon lavoro e se ti va incontriamoci a Roma per una condivisione “reale”.
    Elena Ercolesi

    1. Ciao Elena! Siamo molto contente che ti possa essere utile! In che zona sei? Io vivo e lavoro a Roma Sud

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