Il geopiano da costruire con gli alunni

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Abbiamo già parlato dell’utilità del geopiano in molte attività di geometria, sia nella primaria che nella secondaria di primo grado; è possibile farne costruire uno individuale a ciascun alunno e, con le dimensioni adeguate, si potrà tenere nel quadernone. Quello proposto qui sta comodamente dentro una bustina di plastica di quelle per i raccoglitori.
Ecco un possibile procedimento:
OCCORRENTE:
– PANNELLO IN POLIONDA 21X21 (nei brico o in cartolerie fornite. Vanno bene anche le vecchie cartelline di tecnologia e arte)
– 49 fermacampioni
– Un “dorsetto”
– Un foglio a quadretti da 1 cm, di forma quadrata 20×20
– Una matita dura ben temperata
Sul foglio quadrato si tracciano i punti dove si andrà a bucare: a un cm dal bordo e ogni tre cm (si ottengono sette file da sette, tot 49 punti)
Si fissa con un po’ di scotch il quadrato di carta al centro del pannello di polionda e si procede a bucare con la matita. Poi si rimuove il foglio a quadretti. E’ spesso necessario voltare il pannello e ripassare i buchi. Dopodiché si mettono i fermacampioni, facendo attenzione a lasciare un paio di millimetri di “respiro”, altrimenti l’elastico non passa al di sotto. Infine, per dare resistenza, si può infilare mezzo dorsetto lungo il bordo. Di seguito trovate una carrellata di immagini che illustrano il procedimento.
Quali argomenti trattare usando il geopiano? Ce ne sono numerosi; nel testo di Emma Castelnuovo compare in “Figure piane A”, a proposito di confronti tra aree, poi lo si ritrova nello studio del Teorema di Pitagora…
In realtà, una volta presa dimestichezza con questo dispositivo, si può utilizzare in quasi tutti i temi di geometria piana:
1) Come ripasso delle unità di misura di lunghezza e superficie
2) Alla ricerca di strategie per scoprire l’area di figure più o meno note (gli alunni scoprono da soli la possibilità di ragionare per sottrazione di aree, per confronto, modificando la figura ma mantenendo l’equivalenza ecc…)
3) Per lavorare su triangoli o parallelogrammi equivalenti
4) Nella costruzione e confronto di figure simili
5) Per lavorare sulle simmetrie nel piano cartesiano
6) Per riprodurre immagini di quesiti Invalsi o altri, su cui poter intervenire con modifiche (è un mezzo molto più versatile del disegno)

Molti spunti di lavoro li abbiamo avuti all’Officina Matematica di Emma Castelnuovo, a Cenci, nel 2015, con il laboratorio di Donatella Di Girolamo. Di quel laboratorio trovate alcune foto qui di seguito.

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